Chi é un cristiano?


(Italiano 🇮🇹) La stragrande maggioranza delle persone in Italia identifica se stessa come cristiana. Anche tu? Forse non ne sei sicuro. Forse sarai sicuramente molto meravigliato che altri lo siano. Per esempio, la maggioranza dei criminali detenuti nelle carceri italiane, si reputa un “cristiano”. Fino a che punto, andando a ritroso nel tempo, potreste essere definiti dei “cristiani”? Il termine “cristiano” fu coniato nel primo secolo a.E.V. circa cinque anni dopo la Pentecoste. “E, per la prima volta ad Antiochia, i discepoli furono chiamati cristiani.” (Atti 11:26; 13:1) “Chiesa” significa “quelli chiamati fuori” mentre “discepoli” significa “allievi che imparano” e/o “seguaci di un maestro”. Quindi i “cristiani” sono definiti come coloro “chiamati fuori” dal mondo per essere allievi e seguaci di Gesù Cristo. Può circa il 70% della popolazione italiana essere veramente cristiana? Gesù disse: “Ma vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia.” (Giovanni 15:19) Egli identifica la quantità dei suoi seguaci come un “piccolo gregge”. (Luca 12:32) Gesù pose limiti molto restrittivi per il Suo discepolato.

Cosa fa un cristiano?
I discepoli di Gesù dovrebbero conoscere la verità e obbedirvi. Giovanni 8:31,32: “Se dimorate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.” I discepoli di Gesù dovrebbero dimorare nella Sua parola, che consiste in uno studio quotidiano della Bibbia. Dovrebbero ricevere una conoscenza della Sua verità da esserne affascinat a tal punto da far loro abbandonare tutto ciò che hanno (Luca 14:33) come disegni terreni per essere Suoi discepoli. In Marco 8:35 Gesù disse: “Perché chiunque vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per amor mio, e dell’Evangelo, la salverà.” Questo significa consacrare tutto noi stessi al Signore e farci adoperare da Lui come Egli vuole. Ulteriori condizioni stringenti del discepolato le troviamo in Luca 14:26: “Se uno viene a me e non odia (odiare nel senso di amare meno) suo padre e sua madre, mogli e figli, fratelli e sorelle e perfino la sua propria vita, non può essere mio discepolo.” Ancora in Luca 9:23: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua.” Le condizioni poste da Gesù nel suo discepolato per essere un cristiano, infatti, sono esigenti. C’è da meravigliarsi se Lui predisse che solo un “piccolo gregge” sarebbe stato qualificato? Oh si, molti si sarebbero definiti cristiani come Gesù predisse in Matteo 7:22, 23: “Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni e fatte nel tuo nome molte opere potenti? … e allora dichiarerò loro: Io non vi ho mai conosciuti (come cristiani); allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità.” Si, le condizioni del discepolato sono esigenti. Il cristiano fedele non cerca maggiormente benedizioni finanziarie o edonistiche, ma ricerca quelle spirituali; così facendo delle altre ne riceverà il centuplo in questa vita e in quella eterna. (Marco 10:30) Nella civiltà occidentale “cristiano” denota un termine al quale la maggioranza appartiene. Nelle Sacre Scritture “cristiano” denota lo stile di vita di un’estrema minoranza. Certamente milioni di persone non hanno lasciato tutto per seguire Cristo. E tu, hai lasciato tutto per seguire Cristo? 

Perché qualcuno diventa Cristiano
Qualcuno diventa Cristiano per paura di un giudizio eterno, dopotutto: “Il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.” (Romani 6:23) Ma Dio ci salva e perdona i nostri peccati “per amor del Suo nome”. (Salmo 25:11) Similarmente Paolo osserva in Efesini 1:7, 12: “Abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue … affinché fossimo a lode della sua gloria.” Quindi ci sono coloro che diventano cristiani per ottenere benessere e prosperità, credendo che la fede in un “regno segreto”e nel suo potere concederà loro i propri desideri. Che tristezza! Il livello che concerne il cristiano non dovrebbe essere “cosa può fare Dio per me” ma piuttosto “cosa posso fare io alla gloria di Dio”. Ricorda le parole di Salmo 31:3: “Per amor del tuo nome guidami e conducimi.” 

Cristiani egocentrici contro cristiani cristocentrici
Evidentemente la Chiesa di Corinto includeva molti cristiani egocentrici. Paolo dovette rimproverarli in 1 Corinzi 4:8-14: “Già siete sazi, già vi siete arricchiti, già siete diventati re senza di noi; e magari foste diventati re, affinché noi pure regnassimo con voi. Perché io ritengo che Dio ha designato noi apostoli come gli ultimi di tutti, come uomini condannati a morte, poiché siamo stati fatti un pubblico spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini. Noi siamo stolti per Cristo, ma voi siete savi in Cristo; noi siamo deboli, ma voi forti; voi siete onorati, ma noi disprezzati. Fino ad ora noi soffriamo la fame, la sete e la nudità; siamo schiaffeggiati e non abbiamo alcuna fissa dimora, e ci affatichiamo, lavorando con le nostre mani; ingiuriati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; vituperati, esortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo e come la lordura di tutti fino ad ora. Non scrivo queste cose per farvi vergognare, ma vi ammonisco come miei cari figli.” (Versione Nuova Diodati) Quindi Paolo ammonì questi cristiani egocentrici ad essere cristocentrici. “Vi esorto dunque a divenire miei imitatori come io lo sono di Cristo.” (1 Corinzi 4:16; 11:1) La povertà
economica di Paolo e la persecuzione nel servizio del Signore furono le naturali conseguenze per aver seguito l’esempio lasciato da Cristo. Fece Cristo esperienze di povertà nel servizio del Padre? “Voi conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché voi diveniate ricchi per mezzo della sua povertà.” (2 Corinzi 8:9) Ma, esponenti dell’idea “Dio vuole che i cristiani siano ricchi”, sono veloci a replicare che Gesù visse una “povertà relativa”. Gesù era benestante, essi dicono. Fu povero solamente in comparazione con la Sua precedente gloria celeste. Tuttavia Gesù enunciò la Sua povertà sulla terra in Luca 9:58: “Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo.” Questa affermazione della povertà di Gesù è la più significante perché fu una risposta alle persone del precedente versetto che dissero: “Signore io ti seguirò dovunque andrai.” Seguire Gesù non significa automaticamente vivere in povertà, ma richiede di sacrificare interessi economici per la Sua causa, si, ponendo le nostre ricchezze in Lui. Hai tu posto le tue ricchezze in Lui? Per questo a coloro che usano la cristianità per guadagni finanziari, il Diavolo, che è il dio di questo mondo (2 Corinzi 4:4), è ansioso e capace di donar loro “il mondo su un piatto d’argento” per tanto che essi vogliono vivere uno stile di vita egocentrico anziché cristocentrico. (Matteo 4:8-11)

In realtà il ministro di Gesù sacrifica tutta una vita di personali e terreni interessi nel fare la volontà del Padre Celeste, come egli “diede la sua anima alla morte”. (Ebrei 10:9; Isaia 53:12) Le Scritture usano molti simboli per illustrare questa vita di sacrificio. Per esempio, c’è la morte sacrificale di un animale nel tabernacolo. Anche il battesimo di Gesù nell’acqua (immersione) raffigurò la Sua completa immersione nella volontà del Padre. Tre anni dopo il Suo battesimo Gesù disse: “Ora io ho un battesimo di cui devo essere battezzato, e come sono angustiato finché non sia compiuto”. Si, la completa immersione di Gesù nella volontà del Padre significò sacrificare se stesso per gli altri (Atti 20:35), soffrendo per la verità e la giustizia (Salmo 69:7-9) fino alla croce. (Ebrei 12:2, 3) Quando Giacomo e Giovanni chiesero se potevano sedersi alla Sua destra e alla Sua sinistra nella Sua gloria, Gesù rispose: “Potete voi bere il calice che io berrò ed essere battezzati del battesimo di cui io sono battezzato?” (Marco 10:35-39) Come Giacomo e Giovanni noi dobbiamo bere dal calice delle sofferenze di Gesù e condividere il Suo battesimo di morte di sacrificio. Così l’apostolo Paolo disse: “Se siamo morti con lui, con lui pure vivremo… se perseveriamo regneremo pure con lui.” (2 Timoteo 2:11, 12) Diventare un Cristiano non significa auto-preservazione e auto-prosperità, ma auto-cedimento fino al punto di soffrire con Cristo.

La ragione per cui siamo cristiani 
In Romani 6:3 Paolo, parlando del nostro reale battesimo disse: “Ignorate voi, che noi tutti che siamo stati battezzati in Gesù Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte?” Si, noi dobbiamo seguire lo stile di vita di sacrificio di Gesù, morendo ai nostri interessi. Questo vuole significare sacrificare i piaceri e gli interessi mondani anche quelli non peccaminosi e servire la causa del Signore. Paolo in 1 Corinzi 15:29 parla dei Cristiani come di “battezzati nella morte”. Dal punto di vista di Dio l’intera razza umana, eccetto i cristiani, sono “morti nelle trasgressioni e nel peccato”. (Efesini 2:1) Perciò Gesù disse: “Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti.” (Matteo 8:22) 

Perché tu sei un cristiano?
Partecipando alla morte di sacrificio di Cristo benedirai l’intera razza umana. Se tu soffrirai e morirai con Gesù (essendo battezzato nella sua morte) tu vivrai e regnerai (2 Timoteo 2:11, 12) con Lui come re e sacerdote per mille anni (Apocalisse 20:6) a benedizione del morto (morente) mondo dell’umanità. In sintesi, finora, le Scritture rivelano che: 
  • I veri cristiani sono numericamente pochi, un piccolo gregge;
  • Le condizioni del discepolato sono esigenti;
  • I cristiani regneranno con Cristo nel Suo regno di mille anni per liberare dalla morte l’intera umanità.
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